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PSD2 e open banking: la rivoluzione del settore bancario e fintech

La genesi del concetto di open banking si deve all'introduzione della PSD2, iniziativa dell’Unione europea per contribuire allo sviluppo di un ecosistema finanziario più aperto e collaborativo. Ma a cosa ci si riferisce esattamente quando si usa questa espressione?

L’open banking è un concetto che identifica un modo nuovo di “fare banca” in cui gli istituti bancari condividono le informazioni finanziarie dei loro clienti – previa loro autorizzazione - con soggetti terzi (Third Party Provider – TPP) tramite open API (API aperte), che permettono la scambio dei dati tra le piattaforme aziendali.

La nuova regolamentazione europea ha dato ulteriore slancio a tutto il comparto fintech, aprendo di fatto nuove strade anche in altri settori correlati come l'insurtech – l’evoluzione tecnologica di processi e servizi legati al mondo assicurativo – o creando nuove opportunità di applicazione della tecnologia blockchain al settore dell’open finance.

Cambio di paradigma per il sistema bancario e finanziario

L’aspetto rivoluzionario per il sistema bancario riguarda la gestione dei dati finanziari dei suoi clienti. Da sempre custoditi esclusivamente dalla banche, con l’avvento della PSD2 questi dati personali vengono messi a disposizione anche di altri player, non necessariamente operanti solo nel settore finanziario, a fronte dell’autorizzazione del cliente e in ottemperanza a quanto previsto dalla GDPR, il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati istituito dall'Unione europea in vigore dal 25 maggio 2018.

L’open banking ha aumentato la competizione ed ha spinto le banche ad un cambiamento anche dei modelli di business, che vedendo aumentare interlocutori, partner e potenziali clienti, hanno rimodulato offerta e obiettivi commerciali. Non solo, gli istituti bancari iniziano a diventare piattaforme adottando modelli di platform economy, cioè quelle economie in cui si crea e scambia valore tra persone, organizzazioni e risorse grazie alla tecnologia, tipicamente appannaggio di altre realtà, come Amazon, eBay o Uber, per citare solo alcuni esempi in altri settori.

Cosa cambia per il consumatore con l’open banking

Un tema delicato e fondamentale in questo ambito è certamente quello della gestione dei dati personali e della sensibilità del cliente finale alla loro condivisione con le aziende. In realtà, un sondaggio recente¹ ha evidenziato come il 76% dei rispondenti sarebbe favorevole a condividere alcuni dati personali a fronte di un ritorno economico, segno che il consumatore è pronto ad accettare di buon grado la rivoluzione dell’open banking.

Quindi, si vengono a creare nuove opportunità anche per la clientela finale che può contare su un’offerta più estesa di servizi finanziari, non più erogati in via esclusiva dalla propria banca ma anche da società terze, non necessariamente competitor diretti dell’istituto.

L’esempio più rappresentativo è dato dalla possibilità di gestire i propri conti correnti, accesi su più banche, con la app bancaria preferita. Sempre più istituti infatti offrono l’opportunità di gestire anche i conti attivi presso altre banche: il cliente non deve fare altro che autorizzare l’accesso ai suoi conti dall’app bancaria che ha deciso di utilizzare per visualizzare ad esempio i propri estratti conto su un unico touchpoint.

Le potenzialità però non si limitano alla gestione dei conti. Sette consumatori su dieci vorrebbero ricevere offerte su misura in tempo reale² e con lo scambio di dati reso possibile dalla PSD2, finalmente anche l’open finance può contribuire alla costruzione di soluzioni personalizzate per il cliente retail.

L’aumento dell’offerta si traduce poi anche in una riduzione dei costi, aspettativa tra l’altro condivisa dal 70% dei consumatori, e in una maggiore facilità e velocità d’uso, esigenze sentite rispettivamente dal 68% e 54% dei clienti bancari, secondo Capgemini³. Proprio in questa direzione si sono mosse molte realtà finanziarie, creando nuovi concetti di banca, strizzando l’occhio ad un pubblico più giovane con servizi di light banking, come ad esempio HYPE, azienda che fa parte del nostro gruppo societario.

Fabrick e l’open banking in Italia

Oggi in Italia l’ecosistema dell’open banking sta crescendo e conta realtà che stanno crescendo in termini di offerta e collaborazioni. Fabrick, il gruppo di cui fa parte Axerve, è fra i soggetti leader in questo settore, con più di 500 banche connesse e oltre 220 controparti che usano le 510 API pubblicate sulla sua piattaforma, superando i 2,5 milioni di “chiamate” al giorno.⁴

Se a gennaio di quest’anno solo 2 banche italiane su 33 avevano già integrato i processi di autenticazione dei clienti secondo la direttiva PSD2⁵, c’è da scommettere che l’adeguamento alla normativa europea sarà un’occasione per tutto il sistema non solo di adempiere a quanto richiesto dall'Unione ma anche un’opportunità di rivedere le strategie per compiere quei passi necessari a raggiungere il sistema più aperto e collaborativo auspicato.

Fonti

¹Ricerca CRIF- SDA Bocconi – Nomisma, 2019
²PwC Total Retail, 2017
³World Retail Banking Report 2019 | Capgemini
⁴Dati aggiornati ad ottobre 2020
⁵Le banche italiane alle prese con la realtà: da aperte devono diventare creative | Il Sole 24 ORE

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