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Obbligo POS: la normativa 2020

Mettere a disposizione delle persone la possibilità di pagare con la moneta elettronica tramite POS è una buona pratica non solo perché consente pagamenti alternativi richiesti sempre più spesso dai clienti, ma predispone un esercente al rispetto della norma attualmente in vigore​.

Infatti, ormai da svariati anni, in Italia molte categorie di lavoratori sono obbligate ad avere in dotazione un POS, anche se la normativa non è stata finora molto chiara al riguardo ed è ancora in fase di elaborazione definitiva: il cammino per avere una legge compiuta, infatti, non è ancora terminato, anche se nel tempo sono stati fatti dei notevoli passi avanti.

L’evoluzione della normativa sul POS


2007
: in questa prima fase il POS non era ancora stato introdotto, ma, con lo scopo di agevolare l’antiriciclaggio, prendeva avvio il disegno per limitare l’uso del contante. Il ​d.lgs 231/2007​ (art. 25, comma 6d), ancora in vigore, aveva stabilito il divieto di effettuare in contanti qualsiasi pagamento superiore a 999,99 euroalzato, poi, con la Legge di Stabilità 2016, a 3.000 euro​.

2012: con il ​d.lgs 179/2012​ (art. 15, commi 4 e 5) entra in vigore l’obbligo del POS a partire dal 1 gennaio 2014, con l’obiettivo di incrementare l’uso della moneta elettronica per combattere l’evasione fiscale, grazie alla tracciabilità dei pagamenti di beni, servizi e prestazioni professionali per mezzo bancomat, carte di credito o carte ricaricabili. La normativa non prevedeva sanzioni per chi non rispettasse la disposizione.

2014: il 24 gennaio viene emanato un ​decreto interministeriale​ che chiarisce alcuni aspetti riguardanti i pagamenti elettronici resi obbligatori dal decreto del 2012 sopra citato. Fino al 30 giugno 2014, per esempio, coloro che avevano un fatturato superiore a 200 mila euro erano tenuti a dotarsi di POS; questo tetto è stato successivamente superato e l’obbligo è scattato per tutti, indipendentemente dal fatturato.

2016: la Legge di Stabilità aveva previsto, a partire dal 1 febbraio 2017, delle sanzioni per chi non fosse dotato di POS o non accettasse pagamenti con carte (eccetto nei “casi di oggettiva impossibilità tecnica” come si legge nel testo del ​d.lgs 208/2015​, dove il reale problema non è il mancato adeguamento dei lavoratori ma gli eventuali problemi tecnici); questa misura non ha avuto riscontro nella pratica e pertanto non ci sono stati cambiamenti effettivi nell'incremento della moneta elettronica.

La situazione attuale: sanzioni per chi rifiuta un pagamento su POS e agevolazioni


Lo scorso 16 ottobre, il governo ha approvato la manovra per il 2020 salvo intese, cioè in una forma non definitiva e rivedibile nei contenuti prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tra i provvedimenti presi che avevano acceso la discussione intorno ai pagamenti e all'uso del contante, c’era il comma 4-bis dell’art. 15 del DL 179/2012, che introduceva una sanzione di natura amministrativa nel caso in cui un esercente si fosse rifiutato di accettare un pagamento elettronico.

La versione definitiva della legge di Bilancio 2020 è stata pubblicata il 30 dicembre 2019 e, rispetto alla versione precedente, ha subito modifiche e integrazioni sostanziali.

L’attenzione sulla lotta all'evasione e alle frodi fiscali resta alta e vengono introdotte misure che incentivano i pagamenti elettronici, più facilmente tracciabili, alleggerendo allo stesso tempo la pressione sugli esercenti. Vediamo insieme le iniziative che possono fare da traino ad una maggiore fedeltà fiscale e favorire anche il consumatore.

Partiamo col dire che il tanto discusso art. 23 della versione iniziale della manovra, di cui vi avevamo parlato anche in questo post, che prevedeva sanzioni amministrative nel caso di rifiuto di pagamenti elettronici, è stato di fatto soppresso.

Rispetto alla prima versione della manovra, nessuna novità sul fronte dell’uso del contante: il tetto massimo per singolo pagamento passerà da tremila a duemila euro il 1° luglio 2020, per arrivare alla soglia di mille euro nel 2022.

L’uso di strumenti di pagamento elettronici comporta anche vantaggi fiscali per la categoria dei commercianti che possono godere di un credito di imposta del 30% sulle commissioni bancarie, nel caso in cui il loro fatturato annuo non superi i 400.000 €.

Anche i consumatori beneficeranno dell’uso di carte e bancomat. Dal 1 luglio 2020, chiunque effettuerà un acquisto presso un esercizio commerciale potrà partecipare ad una vera e propria lotteria semplicemente comunicando all'esercente un codice univoco, che potrà richiedere nei prossimi mesi, e anche il codice fiscale in caso di pagamento in contanti. L’uso di pagamenti elettronici garantirà la possibilità di vincite doppie che potranno essere verificate direttamente online. I dati forniti dal cliente verranno comunicati telematicamente dal negoziante direttamente all'Agenzia delle Entrate, alla quale i clienti si potranno rivolgere nel caso in cui si vedessero rifiutare l’acquisizione del codice da parte del punto vendita.

C’è poi una novità molto importante sul fronte delle detrazioni fiscali derivanti dalle spese sanitarie che riguarda proprio la tipologia di strumento utilizzato per pagarle.
Dal 1 gennaio 2020 infatti, se si vorrà continuare a beneficiare di questi sgravi, sarà necessario pagare qualsiasi spesa sanitaria con carta, bonifico o assegno, ad esclusione dei medicinali, dei dispositivi medici e delle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale (SNN).

L’elenco delle spese con l’obbligo di pagamento tracciabile per fruire delle agevolazioni è in realtà più ampio:

  • Interessi passivi mutui prima casa
  • Intermediazioni immobiliari per abitazione principale
  • Veterinarie
  • Funebri
  • Frequenza scuole e università
  • Assicurazioni rischio morte
  • Erogazioni liberali
  • Iscrizione ragazzi ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti sportivi
  • Affitti studenti universitari
  • Canoni abitazione principale
  • Addetti all'assistenza personale nei casi di non autosufficienza
  • Abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale

A chi è rivolto l’obbligo POS


L’obbligo di avere un POS è relativo a molte categorie di lavoratori che vendono beni, servizi e prestazioni professionali.

Nello specifico, sono tenuti a dotarsi del terminale:

  • commercianti: i negozianti piccoli e grandi che vendono merci in qualunque luogo, fino ai venditori ambulanti;
  • artigiani, come fabbri e falegnami;
  • attività di ristorazione, come bar, ristoranti, pub, pizzerie;
  • professionisti che esercitano in proprio e che, quindi, si relazionano direttamente con il cliente, come avvocati e notai, agronomi, idraulici, ingegneri, commercialisti, geometri e architetti, consulenti del lavoro, medici e dentisti;
  • attività ricettive, come hotel, B&b, agriturismi.

Al momento sono, invece, esclusi:

  • benzinai e tabaccai, in quanto categorie speciali che incassano e riversano imposte statali, come le accise sulla benzina e la gestione delle marche da bollo, e per questo godono anche di un più ampio grado di tracciabilità della loro attività. C’è da dire, però, che nonostante l’esenzione, raramente si incontra un distributore di benzina che non ha un POS;
  • professionisti ​che esercitano in studi associati che non hanno rapporti diretti con i clienti, perché non fatturano direttamente a loro ma al titolare dell’impresa.

Oltre la normativa: i vantaggi dell’uso del POS


Al di là della normativa in vigore e dei limiti che ancora deve superare, dotarsi di uno dei tanti tipi di POS ha comunque innumerevoli vantaggi, tanto per gli esercenti quanto per i clienti. L’uso del dispositivo, infatti, ha dei risvolti positivi da prendere in considerazione perché consente di:

  • tracciare i pagamenti, agevolando la lotta all'evasione fiscale e al riciclaggio;
  • pagare senza dover ricorrere necessariamente ai contanti, talvolta sconvenienti da portare con sé;
  • far confluire, in sicurezza, il denaro direttamente sul conto corrente, senza la frequente necessità di recarsi fisicamente in banca per depositarli;
  • monitorare facilmente le entrate della propria attività;
  • accettare pagamenti alternativi direttamente da smartphone (Samsung Pay, Apple Pay);
  • incrementare le entrate, perché sempre più persone preferiscono la moneta elettronica e, quindi, si rivolgono direttamente ad attività che consentono il pagamento con le carte escludendo chi accetta solo contanti;
  • accettare pagamenti di turisti nella loro valuta

Il vantaggio forse più evidente di accettare pagamenti elettronici per tutto il mondo retail e per i professionisti è quello di non perdere clienti. Sempre più persone infatti stanno abbandonando il contante a favore di strumenti che hanno indubbiamente più vantaggi della carta moneta. Detrazioni fiscali e “lotteria degli scontrini” si aggiungo semplicemente ad una già lunga lista di punti a favore delle soluzioni digitali, a cui soprattutto le nuove generazioni si dimostrano sempre più sensibili.

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